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Piccola catechesi sulla messa/5
22/03/2019
CAPIRE PREGARE VIVERE LA MESSA

 I RITI DI COMUNIONE

 UNITA’

            Nel Padre nostro non esiste la parola ‘io’, ma solo ‘noi’. Questa affermazione di papa Francesco, in una catechesi in piazza san Pietro, ci fa cogliere un aspetto fondamentale della preghiera cristiana e che trova espressione in questa parte finale della Messa. E’ il momento del ‘noi’, per cui parleremo di  ‘riti di comunione’. Dire ‘noi’ infatti è dire ‘comunione’.

            L’esperienza di Dio nella Messa, dopo aver vissuto l’ascolto da discepoli (liturgia della Parola) e quello dell’offerta scambievole degli amici (liturgia Eucaristica) ora diventa l’esperienza con Dio, nell’ essere un unico ‘corpo’: noi le membra e Lui il capo.

            Detto in altre parole è il vivere come ‘popolo di Dio’, ‘popolo sacerdotale’ o anche ‘la sposa di Cristo’. Comunque un ‘unità.

            Quali i momenti di questa esperienza di preghiera?

PADRE NOSTRO

            Dopo il grande ‘amen’ della preghiera eucaristica, segno del nostro essere un popolo sacerdotale che prega per il mondo intero, i riti ci propongono la preghiera del PADRE NOSTRO. In essa ci sentiamo tutti fratelli, figli di un unico Padre, figli nel Figlio Gesù.

            Questa è la realtà che ci unisce e non tanto una motivazione sociologica ( abitare vicini, essere di un unico colore della pelle, avere gli stessi gusti e interessi, ecc.). Siamo ‘uno’ perchè figli nel Figlio Gesù e fratelli tra noi. Questo sopra ogni appartenenza di genere e etnia o provenienza.

            Il gesto che il sacerdote esprime è quello delle braccia elevate al Padre dei cieli, gesto tenero di un figlio che invoca aiuto.

            Altri gesti sono permessi ma attenzione, dobbiamo stare attenti alla verità di questi gesti, cioè che esprimano l’unità.  Se diventano troppo tipici di un gruppo o segni troppo convenzionali tra due persone, possono segnare separazioni, quindi tradire il senso dell’ unità e dell’ uguaglianza. Sarebbe meglio, nella messa domenicale, alzare le mani come fa il sacerdote, mente in altre messe più particolari, di gruppo o degli sposi ecc, si possno adottare tutti lo stesso gesto.

LA PACE SIA CON TE

            Ci scambieremo poi un gesto, con un augurio ‘la pace sia con te’. Ci si da in genere la mano tra vicini.

            Questo gesto però non si ferma all’augurio di buona educazione, o di amicizia con chi ci è seduto accanto.

            Innanzitutto è l’applicazione della parola di Gesù che diceva: ‘prima di andare alla preghiera riconciliati con il tuo avversario. E’ quindi un gesto di riconciliazione con chi siede accanto: chiedendo perdono e donando il perdono.

            E’ anche il gesto profetico di chi vuole costruire la pace.

            Ecco che vivere il momento della ‘comunione’ vicendevole ci mette nell’atteggiamento di chi, questa comunione la vuole costruire a cominciare da adesso. Noi viviamo in modo attivo, da veri costruttori di pace, di comunione di unità.

Anche qui attenzione: vari gesti con baci e abbracci o simboliche convenzionali … attenzione! Se ci distinguono vuol dire che dividono. Questo non è il momento in cui distinguersi, quanto piuttosto unire. Dovremmo essere pronti a un gesto semplice e chiaro, comprensibile, uguale e sincero verso chiunque ci sta accanto. Profezia di pace

RICEVERE IL CORPO DI CRISTO

            Questa grande esperienza di unità tra noi con Dio ha un suo culmine nel ricevere il corpo di Cristo. Dobbiamo ricordare che la Messa, per essere valida e completa, non prevede che sempre si riceva fisicamente l’ Ostia Consacrata, cioè l’ Eucaristia. Chi è in peccato mortale e non si è confessato non deve accostarsi a ricevere l’ Ostia Consacrata. Questo non vuole dire che la sua Messa non sia valida e inutile. La ‘grazia unitiva’ tra noi e Dio, è presente in molti modi. Già papa Benedetto XVI diceva con forza che esiste, proprio per chi in qualche modo non può fisicamente ricevere l’ Ostia, la ‘comunione spirituale’ ‘ o ‘comunione di desiderio’. Anzi diceva che essa è la vera essenza del sacramento. E’ il valore del cuore che arde dal desiderio unitivo e amoroso con Cristo. Questo sarebbe la condizione base per tutti, affinchè non sia ‘profanato’ il corpo di Cristo da atti troppo abitudinari o superficiali.

            Quindi sono molto importanti per tutti le parole recitate come espressione del desiderio unitivo con Cristo: ‘ Agnello di Dio abbi pietà di noi, Agnello di Dio dona a noi la pace’. Nel momento della comunione ‘con l’ Ostia’ o solo ‘spirituale’ noi viviamo anche l’unità con Gesù stesso. Chi lo riceve fisicamente si presenta a rivererlo in bocca per rispetto oppure tenenedo le mani come ‘un trono’ o come portando una piccola perla preziosa. Egli è il nostro grande Re !

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