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La redazione si riserva di rimuovere gli interventi non conformi allo spirito della rubrica.
IO PENSO POSITIVO
GRETA TUMBERG personaggio dell'anno 2019 (intervista)
12/12/2019
https://www.avvenire.it/attualita/pagine/clima-intervista-a-greta-thunberg
 
BUON NATALE AI POLITICI
12/12/2019

di Mons. Gualtiero Bassetti (Messa ai parlamentari 11-12-2019)

Questa sera avverto tutta la responsabilità di rivolgermi a voi, Senatori e Deputati, con una parola che possa raggiungervi personalmente e – se possibile – accompagnarvi nel servizio al bene comune, che vi è stato affidato. Un compito non facile, il vostro: servite la Repubblica in tempi difficili e, in molti casi, siete soli; se da una parte siete invidiati, adulati e ricercati da chi spera di ottenere da voi qualche favore o interesse, dall’altra spesso vi trovate a respirare l’incomprensione, la sfiducia, l’ingratitudine, sentimenti sprezzanti alimentati da luoghi comuni, che pretendono di fare di ogni erba un fascio. 

Su di voi si scaricano tante stanchezze e disillusioniincertezze e ansietà della nostra gente, provata dalla preoccupazione per il venir meno di un modello tradizionale di lavoro e di sviluppo e, a un livello ancor più profondo, per la fatica di tanti a riconoscersi in una propria identità, nell’appartenenza a una famiglia e a una comunità. Ne sono segno la caduta delle nascite, l’invecchiamento demograficodel Paese e la stessa emigrazione di tanti giovani verso l’estero.

“Siamo un popolo di stressati, perché non abbiamo un traguardo, una prospettiva – riconosceva qualche giorno fa Giuseppe De Rita, a margine della presentazione del Rapporto del Censis –. Ci manca il futuro e, per questo, il presente diventa faticoso, fastidioso”. 

Stanchi e oppressi, direbbe il Vangelo odierno. La stanchezza e l’oppressione di genti che non si sentono sostenute, ma frenate da pesi insopportabili, che non concedono spazio ai sogni, ai progetti di una vita familiare, professionale, comunitaria.

Sì, in un simile contesto non è facile il vostro servizio

A maggior ragione, sentite rivolte a voi le parole del Vangelo che abbiamo appena ascoltato: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro”. Parole che invitano a seguire il Signore con rinnovata disponibilità e a portare con fedeltà il suo giogo. È significativo che Gesù pronunci queste parole dopo aver toccato con mano la mancata accoglienza e quindi, per certi versi, il fallimento del suo annuncio. L’insuccesso non lo chiude nell’amarezza, nel risentimento, non gli impedisce di continuare la sua missione; e la porta avanti senza smettere di ringraziare il Padre, sentito come il solo di cui ci si può davvero fidare, il solo da cui tutto deriva, il solo che con la sua Provvidenza regge la storia. Questa consapevolezza sorregge tutta la vita di Gesù e gli offre la luce per interpretare gli eventi e le situazioni.

Oggi, alla mancanza di prospettive, si aggiunge spesso l’incapacità di rapporti con gli altri: in fondo, si tratta di due facce della stessa medaglia. Questo sguardo miope sulla realtà rende ciascuno attento e sensibile soprattutto, se non unicamente, alle proprie urgenze personali, che diventano così il principale criterio di valutazione e d’azione della sfera pubblica.

In realtà, come osserva Sergio Belardinelli, sappiamo che «la forza di una cultura sta invece nella capacità di relazionarsi continuamente con ciò che è “altro”, senza perdere la consapevolezza della propria identità; nella capacità di tendersi il più possibile verso l’altro, senza spezzare i legami che si hanno con se stessi, con la propria storia e la propria tradizione».

Gesù offre come risposta la sua persona, la relazione con lui, da cui nasce il volto umano di ciò che siamo, la possibilità di vivere l’esistenza quotidiana affidandoci alla luce e alla forza del suo Spirito. È Lui il mite e l’umile di cuore. Ristoro dell’esistenza è un cuore umile e mite, alieno dalla violenza – compresa quella del linguaggio – e senza inganno.

Siano questi anche i tratti del vostro atteggiamento verso gli uomini che siete chiamati a servire nelle e attraverso le Istituzioni. Un Natale da parlamentari è una grande opportunità. La Costituzione indica il vostro dovere, ma il Natale vi mostra qual è il modo più autentico per compierlo: rinascere. E la rinascita politica passa dalla volontà di deporre odi e calunnie, di conoscersi meglio, di arrivare a guardarsi in modo diverso, di tendere a formare una comunità. 

L’autorità dell’Istituzione parlamentare da sola non basta, se non c’è tra voi la gioia di condividere la grande responsabilità di cui siete investiti; le regole sono importanti, ma da sole non bastano: molto di più possono la chiarezza, lo studio, il confronto, la cordialità e, quel che più conta, la coscienza.

Le preoccupazioni che possono gravare sul vostro cuore sono legittime; ma proprio la storia del Natale di Gesù ci dovrebbe insegnare a conservare, anche nei momenti più difficili, la fiducia e il coraggio. Fiducia e coraggio ci aiuteranno a guardare la storia dalla parte di chi la soffre davvero. Non a caso papa Francesco, nell’omelia natalizia di un paio d’anni fa, ci ha raccontato il Natale con gli occhi di Maria e di Giuseppe. Sono l’esempio di tutta quell’umanità sofferente e, insieme, coraggiosa che è fuori dalle nostre Aule. 

Dice il Santo Padre: “Il Figlio di Dio dovette nascere in una stalla perché i suoi non avevano spazio per Lui. E lì… in mezzo all’oscurità di una città che non ha spazio né posto per il forestiero che viene da lontano, in mezzo all’oscurità di una città in pieno movimento e che in questo caso sembrerebbe volersi costruire voltando le spalle agli altri, proprio lì si accende la scintilla rivoluzionaria della tenerezza di Dio”.

Pensiamoci… Tutti coloro che sono chiamati a decidere, a governare, dovrebbero ricordarsi che fuori dalle nostre Aule, fuori dai palazzi vescovili, fuori dalle canoniche, il mondo è in subbuglio. Il subbuglio non è una tragedia, ma qualche cosa che mormora dentro, che cerca di richiamare la nostra attenzione. 

il bene dell’Italia reclama la vostra attenzione. Il miglior augurio che posso farvi è dunque quello che proviate su di voi il subbuglio del Paese, che possiate davvero vivere le sue inquietudini e che possiate cercare rimedi. Si tratta di fare con passione e competenza il possibile, sapendo che ricostruire un tessuto identitario e comunitario non è opera che s’improvvisa. Possiamo fare il possibile, riconoscendo che si può essere importanti e decisivi anche se non si è onnipotenti. La politica, scriveva Pietro Scoppola, è prima di tutto sofferenza per ciò che la politica non può ottenere, è sofferenza per l’impossibile, esercizio di pazienza e di mediazione.

Il vostro Natale sia prima di tutto il ritorno a voi stessi, ritorno a verità che ciascuno conosce. Natale è il momento della pace: Giuseppe e Maria a Betlemme non hanno trovato altro che una stalla per far nascere il loro bambino, ma erano felici

La vera felicità sta nello spogliarsi di pretese e nel capire con coraggio la realtà, spendendosi con generosità per renderla migliore per tutti.

Buon Natale all’Italia, buon Natale a ciascuno di voi.

 
combattere gli abusi sui minori
09/12/2019
Vorrei condividere con te questo articolo https://www.avvenire.it/attualita/pagine/protezione-minori-cei-determinata
 
REGOLAMENTARE IL GIOCO D'AZZARDO
09/12/2019
Vorrei condividere con te questo articolo https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/azzardo-lora-di-cambiare
 
il pianeta che speriamo AMBIENTE LAVORO FUTURO
07/12/2019
IL PIANETA

CHE SPERIAMO Ambiente, lavoro, futuro.

#tuttoèconnesso

LINEAMENTA

Linee di preparazione
per la 49a Settimana Sociale dei Cattolici Italiani

L’ECOLOGIA INTEGRALE

1. La 49a Settimana Sociale prende l’avvio da un’affermazione più volte ribadita da papa Francesco: “Tutto è connesso. Se l’essere umano si dichiara autonomo dalla realtà e si costituisce dominatore assoluto, la stessa base della sua esistenza si sgretola, perché «invece di svolgere il suo ruolo di collabora- tore di Dio nell’opera della creazione, l’uomo si sostituisce a Dio e così finisce col provo-care la ribellione della natura»” (LS 117, cfr. anche n. 128).

Parole che aiutano a discernere i segni dei tempi. Come allo scoppio della questio- ne sociale ha avuto un peso determinante, non solo per il mondo cattolico, l’enciclica Rerum Novarum di papa Leone XIII, così oggi l’enciclica Laudato si’ di Francesco assume un significato profetico e ne evidenzia tutta l’urgenza in termini di consapevolezza e di azioni coerenti. Mediante la prospettiva del- la “ecologia integrale”, indica una direzione valida dal punto di vista culturale, scientifico ed operativo per il futuro del nostro pianeta.

Tale direzione è capace di illuminare i di- versi aspetti della crisi antropologica con- temporanea, componendo quei temi che spesso vengono presentati in maniera conflittuale: sviluppo contro sostenibilità, crisi ambientale contro crisi sociale, dimensione globale contro quella locale. Per superarequesti dualismi occorre un punto di vista più alto, di tipo culturale e spirituale, capace di abbracciare i vari aspetti che sono contemporaneamente in gioco. Ciò sarà possibile operando tutti insieme attraverso uno sguardo “contemplativo”, l’unico in grado di imprimere alla realtà umana, sociale, politi- ca ed economica una direzione che com- ponga aspetti vitali che da soli si presentano in termini conflittuali.

2. L’enciclica Laudato si’ di papa Francesco, nel solco del magistero sociale degli ultimi Pontefici e del Patriarca Ecumenico Bartolomeo (cfr. LS 3-9), ha aperto un cammino di speranza per tutte le persone di buona volontà e per la casa comune che abitiamo.

La lode per l’opera della creazione e la profezia che ne denuncia le ferite ci indicano non solo una chiave di lettura, ma un cam- mino concreto pieno di speranza per il pia- neta che vogliamo e per le persone che lo abitano. Nulla, né il singolo individuo con le sue esigenze, né la tecnica con le sue innovazioni, né le singole comunità politiche, con le loro istituzioni, possono pensarsi come elementi separati dall’insieme dell’ambiente circostante. In questione c’è dunque la costi- tutiva relazionalità (la cui centralità è spesso sottovalutata dalla cultura contemporanea) che, toccando il cuore della questione an- tropologica, coinvolge direttamente gli stili di vita delle persone e delle comunità così come le scelte di fondo di ordine politico ed economico.

Siamo dentro una rete planetaria di in- fluenze che può veicolare speranza o distruzione in ragione della prospettiva che si assume.

Lo scopo della prossima Settimana Sociale dei Cattolici italiani è dunque quello di offrire al nostro Paese una speranza fondata e operosa, a partire dalla chiave di lettura del- la “ecologia integrale” che ci propone “di entrare in dialogo con tutti riguardo alla nostra casa comune” (LS 3).

3. In tale prospettiva occorre soffermarci sulla intenzione più profonda dello sguar- do contemplativo di San Francesco d’Assi- si che, a partire dalla lode al Creatore, entra in comunicazione con tutto il creato fino a sentire il dovere di prendersi cura di tutto ciò che esiste, riconoscendo “la natura come uno splendido libro nel quale Dio ci parla e ci trasmette qualcosa della sua bellezza e della sua bontà” (LS 12). Per cui “il mondo è qualcosa di più che un problema da risolvere, è un mistero gaudioso che contempliamo nella letizia e nella lode” (ibid.). Lo è alla luce dalla sapienza cristiana basata sulla “Teologia della creazione”, che prende origine dall’azione della Trinità costituita da “relazioni sussistenti” piene di amore. Questa è la ragione ultima dell’unità dell’universo e dell’esigenza di comunione presente tra le persone.

Tutto è connesso significa che “tutto è in relazione” e che proprio tale relazione è costitutiva della realtà, non la creiamo noi, ma ci precede e ci spinge a riconoscerla e a difenderla quando la divisione interviene a deturparla e soprattutto a farla brillare in un rapporto fraterno tra di noi e con l’ambiente. La dimensione profetica che si fa voce del “grido della terra e del grido dei poveri” (LS, 49), ci sollecita alla denuncia che precede l’impegno appassionato perché risplenda il volto ferito della realtà.

4. Dire creazione per la tradizione giudeo-cristiana è più che dire natura, perché ha a che vedere con un progetto dell’amore di Dio dove ogni creatura ha un valore e un significato. La natura viene spesso inte- sa come un sistema che si analizza, si com- prende, si gestisce. Ma la creazione può essere compresa solo come un dono che scaturisce dalla mano aperta del Padre ori- ginata da un disegno di amore che ci spinge alla comunione e non alla rapina. Questa è la prospettiva tanto dell’Antico quanto del Nuovo Testamento.

Oggi l’intervento dell’essere umano sulla natura è dominato da interessi che mirano allo sfruttamento di tutto quanto è possibile estrarre dal mondo che ci circonda. Il pote- re e la volontà di dominio del soggetto sono all’origine del “paradigma tecnocratico” che sostiene l’idea di una crescita infinita e illi-mitata. Ciò senza tenere conto dei limiti del pianeta.

Una concezione che guasta anche i rap- porti sociali che, invece di essere impronta- ti alla solidarietà e al dono reciproco, sono plasmati dalla logica del dominio e dello sfruttamento. Così, invece di essere al servizio della persona, l’economia si trasforma

in vero e proprio idolo, fino a diventare una “economia che uccide”. Ecco perché è falso pensare che tutte le problematiche del mondo, compresa quella della miseria, si risolveranno semplicemente con la cresci- ta quantitativa. Il mercato, da solo, non è in grado di garantire lo sviluppo umano integrale, e soprattutto non è attento alle dinamiche necessarie per generare inclusione sociale, come già affermato da Benedetto XVI nell’enciclica Caritas in Veritate1. Quan- do l’uomo si sente al centro dell’universo, rifiutando ogni riferimento esterno alla sua propria azione, dà origine alla logica dell’usa e getta.

5. Nella cornice disegnata dalla Laudato si’, la 49a Settimana Sociale dei cattolici italiani si focalizzerà in modo particolare sul rap-

Si veda tutto il capitolo III della Caritas in veritate ed in particola- re il n. 35 dove Benedetto XVI espone i limiti del mercato. “Infatti il mercato, lasciato al solo principio dell’equivalenza di valore dei beni scambiati, non riesce a produrre quella coesione sociale di cui pure ha bisogno per ben funzionare. Senza forme interne di solidarietà e di fiducia reciproca, il mercato non può pienamente espletare la propria funzione economica. Ed oggi è questa fiducia che è venuta a mancare, e la perdita della fiducia è una perdita grave. (...) È interesse del mercato promuovere emancipazione, ma per farlo veramente non può contare solo su se stesso, perché non è in grado di produrre da sé ciò che va oltre le sue possibilità. Esso deve attingere energie morali da altri soggetti, che sono capaci di generarle”.

porto tra economia ed ecologia, tra ambiente e lavoro, tra crisi ambientale e crisi sociale. Ci ricorda il Papa nel già citato n. 49: “non possiamo fare a meno di riconoscere che un vero approccio ecologico diventa sempre un approccio sociale, che deve integrare la giustizia nelle discussioni sull’ambiente”. Ed ancora: “Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale. Le direttrici per la soluzione richiedono un ap- proccio integrale per combattere la povertà, per restituire la dignità agli esclusi e nello stesso tempo per prendersi cura della natu- ra” (LS 139). Le affermazioni di Papa Francesco sulla “ecologia umana” (LS 155) indicano un punto di vista non appena economico ed ecologico ma umano-spirituale.

6. La scelta di evidenziare un tale rapporto si accompagna alla scelta di Taranto come città in cui si svolgerà la prossima Settima- na Sociale. Proprio la città pugliese è infatti luogo emblematico nel quale queste due dimensioni - quella dell’ambiente e quella del lavoro - sono state spesso vissute se-condo un ingiusto conflitto. Qui sono eclatanti il “debito sociale” (LS 30) e ancor più il

“debito ecologico” (LS 51) di cui parla Papa Francesco. Ancora oggi, c’è chi afferma che le esigenze della difesa dell’ambiente e della salute debbano essere perseguite in modo unilaterale; ma questo acuirebbe i problemi occupazionali e sociali, specie in un contesto già vulnerabile come quellomeridionale. Insieme a Taranto, secondo i dati dell’ISPRA

del 2018, in Italia ci sono 41 siti SIN, cioè siti gravemente inquinati, ad elevato rischio sanitario. Questi fanno capo al Ministero dell’ambiente ed altri 17 sono a carico alle regioni. Il cammino urgente da percorrere è quello di una sostenibilità socio-ambientale nella prospettiva di una vera “ecologia umana”.

LA VIA C’È, È SCRITTA
NELLA SAPIENZA DELLA CREAZIONE

7. D’altra parte alle stesse conclusioni arriva oggi buona parte della ricerca più accredi- tata, oltre che le pratiche che tanti uomini e donne stanno già realizzando in tutto il mondo.

Se colleghiamo i risultati e le conoscenze di frontiera delle diverse scienze sociali e naturali scopriamo infatti una fitta rete di interdipendenze, connessioni, potenziali cir- coli virtuosi che lasciano intravedere la trama della sapienza della creazione. Pur non di- sponendo di tutti gli elementi e non avendo scoperto tutte le connessioni ci accorgiamo tuttavia che esiste una potenziale armonia tra tutte le sfere del vivere. Armonia che abbiamo purtroppo abbandonato arrivando ad una situazione nella quale gli scompensi di una dimensione alimentano quelli delle altre. Tutto ciò è accaduto in parte perché, all’origine della rivoluzione industriale, eravamo molto lontani dalla consapevolezza dei limiti del pianeta così che i modelli economici che l’hanno accompagnata non ne hanno tenuto minimamente conto. Oggi tocchiamo questi limiti e ci rendiamo conto che una creazione di valore economico senza riguardo per la sostenibilità sociale ed ambientale produce gravi squilibri che mettono a rischio la stessa vita umana sulla Terra.

Basti pensare che circa un quarto dei beni prodotti dall’umanità dalla nascita di Cristo ad oggi è stata prodotta dopo l’anno 2000. Un’accelerazione impressionante che ci fa capire come non ci sia altra scelta che rendere l’economia e la società del futuro sostenibili e “circolari” dal punto di vista ambientale. La transizione ecologica da avviare deve avere come obiettivo quello di disallineare la creazione di valore eco- nomico dalla distruzione di materie prime, dall’emissione di anidride carbonica ed altre sostanze inquinanti. Ad oggi gli squilibri su una dimensione non fanno che produrre ed alimentare nuovi squilibri sulle altre. L’inquinamento e l’emergenza climatica sono responsabili, secondo le stime delle Nazioni Unite, di circa 6 milioni di morti premature ogni anno nel pianeta.2

Le emergenze climatiche e il riscaldamento globale rendono insopportabile la pressione antropica soprattutto nella fascia subtropicale del pianeta dove non a caso si concentrano gran parte dei conflitti. Le ten- sioni per l’accesso alle risorse alimentano estremismi e imponenti flussi migratori che a loro volta producono reazioni difensive nelle aree più ricche e temperate del pianeta. La povertà alimenta le tensioni demografiche e la sovrappopolazione, mentre, al converso, nei Paesi temperati e ricchi, la mancanza di apertura e di accoglienza è figlia e alimenta

2http://www.nationalgeographic.it/ambiente/2019/03/15/ news/le_minacce_ambientali_mettono_a_rischio_la_salute_umana-4335829/

quella cultura che sta producendo denatali- tà e un grave inverno demografico.

8. Queste evidenze di sintesi ci aiutano a comprendere come lo squilibrio nel rappor- to tra l’uomo e il pianeta è alimentato da tutti gli altri squilibri (demografico, sociale, economico, politico, sanitario) in una dinamica circolare. Per invertire la rotta dobbiamo rompere questo circolo vizioso e superarel’atteggiamento estrattivo e predatorio im- parando a comprendere e ad assecondare quella trama sapiente della creazione che ci fa intravedere la possibilità di un equilibrio tra le diverse sfere. Non ci può essere vera creazione di valore economico sostenibile (necessaria per combattere le piaghe della povertà e della mancanza di lavoro) distruggendo le risorse ambientali nelle quali si dà la vita. Ciò è possibile attraverso riuso e riciclo, ovvero aumentando sempre di più l’uso di “materie seconde” (scarti da produzioni precedenti) e “dematerializzando” la creazione di valore economico. Le compo- nenti immateriali e intangibili della creazione di valore (servizi, beni di esperienza) sono molteplici ed in continua crescita e dovran- no necessariamente continuare ad esserlo.

Invertire la rotta vuol dire anche arrestare il degrado delle aree da cui provengono i flussi migratori, riducendo le cause di conflitto sociale.

Il lavoro - nelle quattro dimensioni per le quali si sono impegnati tutti i partecipanti alla 48a Settimana Sociale, ovvero la libertà, la creatività, la partecipazione e la solidarietà – è parte centrale della nuova e ineludibile prospettiva dell’ecologia integrale. Solo il lavoro di ricerca, di sviluppo esperimentazione, di creatività imprendito- riale, di formazione di nuove competenze consentirà una transizione equilibrata e attenta agli effetti collaterali. Il lavoro in tutte le sue forme è interrogato dalla necessità di evitare o almeno limitare gli impatti distruttivi nelle diverse fasi progettuali, realizzative, distributive e di smaltimento sostenibile di ciò che residua dai processi produttivi. Dalla “riconciliazione” tra ecologia ed economia stanno nascendo nuove figure professionali, nuove competenze, nuove imprese, dunque nuovo lavoro. La scuola e il circuito dell’istruzione e dellaformazione andranno arricchiti di sensibilità, competenze, metodologie didattiche in gran parte da inventare. Tutto ciò apreal lavorare prospettive nuove, quantitative e qualitative. Soprattutto per voi che siete più giovani.

9. L’inversione della rotta passa in maniera decisiva attraverso il cambiamento degli stili di vita. L’uomo che consuma compulsiva- mente trovando in questo un surrogato alla povertà di senso, che vive sulla propria pel- le e sulla propria salute le conseguenze di questi squilibri, deve cedere il passo all’uo- mo in sintonia e in relazione con Dio e con la trama della sapienza della creazione che ri- scopre una “ricca sobrietà” (cfr. LS 222) ed è in grado di valorizzare tutto ciò che rende la propria vita generativa e ricca di senso. Allo stesso tempo, la sfida della sopravvivenza della specie umana e del pianeta, la sfida della sostenibilità, non può essere vinta senza un contributo importante e crescente della tecnologia e delle nuove scoperte che ci aiuteranno a identificare tutte quelle opportunità, connessioni e circoli virtuosi tra diversi circuiti e meccanismi naturali che renderanno la sostenibilità possibile.

10. Se il sentiero virtuoso e la direzione di marcia da prendere sono in un certo senso tracciati e noti, resta la questione fonda- mentale sulla capacità dell’umanità di muo- vere con decisione e successo in questa direzione. Siamo oggi un po’ come il surfista che si muove nell’incavo di un’onda gigantesca. Sappiamo in che direzione dobbiamo andare e muoviamo in quella direzione, ma non sappiamo se saremo abbastanza abili e veloci per evitare di essere travolti.

Per vincere la sfida abbiamo assoluto bisogno della capacità di discernere e costantemente connettere i quattro grandi ambiti della sostenibilità - ambientale, sociale, culturale, normativa. Ma allo stesso tempo, abbiamo assoluto bisogno dell’ausilio di quattro mani. Sappiamo che la mano “invisi- bile” del mercato (che in realtà non è affatto il risultato spontaneo dello scontro e dellacomposizione degli appetiti individuali ma una sofisticata infrastruttura sociale costruita sulla base di moltissime regole, legali e non) da sola non può farcela. E che la “seconda mano” delle istituzioni benevolenti che stabiliscono la giusta combinazione di regole e di incentivi monetari e fiscali per indirizzare gli attori economici verso la sostenibilità fa fatica per moltissime ragioni a svolgere il proprio compito come dovrebbe.

Prima questione tra tutte, non esistono isti- tuzioni mondiali in grado di imporre il rispet- to di un accordo sulle emissioni inquinanti tra i diversi stati e dunque ci si affida al libero accordo tra paesi sovrani che non sempre si realizza e produce effetti.

Proprio per questo motivo, sarà decisivo il contributo della “terza e quarta mano”, quella di imprese e di imprenditori “più ambiziosi” e capaci di guardare non solo al profitto ma anche all’impatto sociale ed ambientale, chiamate ad una sempre maggiore responsabilità, e quella della cittadinanza attiva di tutte le persone di buone volontà.

Ciò vuol dire che la soluzione non potrà arrivare dall’alto per opera di un sovrano illuminato, di un deus ex machina benevolente. Il progresso nella direzione giusta ha bisogno del contributo di ciascuno di noi, di una conversione delle nostre scelte e dei nostri stili di vita. Con un segnale deciso che aiuterà e darà anche il consenso e la forza politica necessaria alle istituzioni più benevolenti e lungimiranti per costruire nuove regole virtuose.

La dottrina sociale ha da tempo fatto propria la consapevolezza dell’importanza della quarta mano (quella della cittadinanza attiva) nell’epoca della globalizzazione.Come si legge nella Laudato si’, “Un cam- biamento negli stili di vita potrebbe arrivare ad esercitare una sana pressione su coloro che detengono il potere politico, economico e sociale”. È ciò che accade quando i movimenti dei consumatori riescono a far sì che si smetta di acquistare certi prodotti e così diventano efficaci per modificare il comportamento delle imprese, forzandole a considerare l’impatto ambientale e i modelli di produzione. È un fatto che, quando le abitudini sociali intaccano i profitti delle imprese,queste si vedono spinte a produrre in un al- tro modo.

11. Questo ci ricorda la responsabilità so- ciale dei consumatori. «Acquistare è sem- pre un atto morale, oltre che economico» (LS 206)Se da domani iniziamo a “votare col portafoglio”, premiando quelle aziende all’avanguardia nella capacità di creare valore economico in modo ambientalmente e socialmente sostenibile, il mercato premierà l’innovazione giusta e la sostenibilità diventerà sempre più economicamente conve-

Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa 358-259; Laudato si’ 165, 206; Caritas in veritate 51, 144-145; Oeconomicae et pecunia- riae quaestiones 33-34.

niente. I quattro ostacoli al raggiungimento di questo traguardo sono la consapevolezza del potere che abbiamo, le informazioni che spesso ci mancano per scegliere, la capa- cità di coordinare le nostre decisioni e scel- te e la possibilità che i prodotti alla frontiera della sostenibilità siano meno convenientidal punto di vista del prezzo. È confortante vedere che la recente esplosione dei fondi d’investimento etici e responsabili stanno facendo diventare il voto col portafoglio dei gestori del risparmio una prassi consolidata e quasi di maggioranza. Gli attori della finanza sono consapevoli del loro potere, informati, muovono masse importanti di ri- sparmio coordinando automaticamente le decisioni di tanti piccoli risparmiatori e hanno costruito prodotti che non sono più “costosi” di quelli tradizionali. E hanno ben compreso che l’irresponsabilità sociale ed ambientale di alcune imprese è un rischio (anche per la redditività dei loro investimenti) da cui proteggersi. La Chiesa cattolica e le altre confessioni religiose stanno dando il loro contributo costruendo veicoli d’investi- mento coerenti con i propri valori e principi e con la sostenibilità.

C’è bisogno di uno scatto in avanti nei comportamenti di consumo simile a quello che sta accadendo in finanza. Il cambiamento può arrivare se ci impegniamo tutti nella rimozione dei quattro ostacoli favorendo consapevolezza, informazione e coordina- mento delle scelte. È questa la via per arri- vare all’auspicato “cambiamento di mentalità” di cui già parlava la Caritas in Veritate, in modo tale che “la ricerca del vero, del bello e del buono e la comunione con gli altri uomini per una crescita comune siano gli ele- menti che determinano le scelte dei consu- mi, dei risparmi e degli investimenti” (CV 51).

IL CAMMINO SINODALE

12. Se tutto è in relazione, allora anche il metodo adottato dovrà essere coerente. Ri- prendendo e sviluppando l’esperienza po- sitiva della Settimana sociale di Cagliari, ci si propone dunque di adottare un metodo sinodale, coinvolgendo nella preparazione, nella realizzazione e nel dopo Settimana le chiese locali, ma anche le associazioni parti- colarmente quelle dedicate ai temi dell’am- biente e del lavoro, le istituzioni educative,

scientifiche, accademiche e politiche.
Non un rapporto formale tra una varietà di enti dedicati alla formazione, allo sviluppo e alla tutela dell’ambiente, ma un impegno 
corale di tutti, particolarmente delle perso- ne e dalle località ferite dal disastro ambientale per dare una risposta ad un fatto vitale che riguarda ciascuno di noi: il destino del pianeta ed il nostro futuro. E’ in gioco la possibilità stessa della nostra vita futura e della

nostra casa comune.

13. Ciò comporta uno stile di coinvolgimento di persone realmente interessate, a comin- ciare dai più giovani. Voi giovani, percepen- do come prioritaria la questione dell’am- biente e della qualità del lavoro, siete i più consapevoli della necessità di dare inizio da subito ad una “transizione ecologica”, in vista della generazione di un nuovo modello di sviluppo capace di andare al di là delle tante distorsioni che abbiamo sopra ricordato. Voi giovani come protagonisti insieme agli adulti di una nuova corresponsabilità nella Chiesa e nella società.

14. Per queste ragioni, il cammino verso le giornate di Taranto dovrà svilupparsi come un percorso inclusivo, dinamico e generativo. Abbiamo imparato dall’esperienza di Cagliari che la forza del percorso delle Settimane Sociali si svela nella bellezza attrattiva di un itinerario elaborato e costruito insieme, mettendo insieme fatiche ed entusiasmi, li- miti e visioni, idee ed esperienze che solo un metodo autenticamente sinodale è capace di sintonizzare e sincronizzare: siamo anche convinti che la forza di tale percorso è mi- surata dalla cura nel tenere dentro diverse sensibilità e competenze in questa grande e appassionata ricerca del dare forma e concretezza ad un nuovo modello di svi- luppo. Perché la stessa idea di sviluppo che alimenta questa nostra ricerca è quella di una vocazione, di una realizzazione e com- pimento che riguarda ciascuna persona così come ciascun territorio. Tutti sono “capaci” di sviluppo, quando esso è inteso come un percorso di valorizzazione dei propri talenti che diventa più autentico nella logica della fraternità, della condivisione e della soli- darietà. Ascoltare e promuovere la parteci- pazione di tutti è un elemento qualificante che richiede in primo luogo il gusto del fare strada insieme, di stringere relazioni signifi- cative, vale a dire quella “mistica del vivere insieme” (EG 87) che deve sempre più carat- terizzare lo stile della Chiesa in uscita.

15. Sappiamo infatti che, come credenti, non siamo soli in questa ricerca. Sono tante le esperienze e le iniziative che troviamo ac- canto a noi, talvolta basta alzare lo sguardo nell’ambito della nostra città altre volte sarà necessario fare il giro del mondo anche grazie ai formidabili strumenti tecnologici di cui disponiamo, per accorgerci che il bene è sempre all’opera e che ci sono testimonianze straordinarie di trasformazione e di innovazione sociale. Per questo vogliamo dedicarci a stabilire o rinsaldare sentieri di alleanza e azione comune con quanti si sono già da tempo attivati, o si stanno atti-vando, per entrare in dialogo con tutti (LS 3), per elaborare nuove strategie e costruire nuovi strumenti per la custodia della casa comune. Nell’impegno e nella responsabilità di tanti altri, cerchiamo di scorgere con stupore i semi del Vangelo che ci precedono sempre edificando continuamente il Regno di Dio in mezzo a noi. Per questo riconoscia- mo la priorità della conversione ecologica globale (LS 5; 210-221) e del lavoro spirituale che essa chiede nel ripensare complessivamente e completamente tante delle prassi e dei percorsi pastorali, iniziando dalle par- rocchie che dovranno sentirsi coinvolte pie- namente nel cammino di preparazione del- la Settimana. Perché a partire dai territori e dalle comunità che in essi abitano, in cui le persone vivono e sperimentano il desiderio di un cambiamento e di una trasformazione, la prospettiva della Settimana sociale possa essere sentita come uno stimolo alla ricerca, un metodo a misura di ciascuno, un’oppor- tunità di autentica conversione pastorale. Siamo pertanto consapevoli che in questo tempo diventa prioritario generare nuovi processi, rimettendo in moto intelligenza e passione, fiducia e talenti, progetti e cantieri. Per quello che vi proponiamo è soprattutto un metodo di lavoro che può costituire la trama di quella che – ne siamo certi – po- trà svilupparsi come un fecondo itinerario di partecipazione.

16. Siamo peraltro convinti che proprio l’en- ciclica Laudato si’ costituisca la fondamentale piattaforma che incoraggia e sostiene questo lavoro di ricerca comune e di speri- mentazione sociale: da essa abbiamo intuito le coordinate che ci consentono di disegna- re il nostro metodo di lavoro.

Dal desiderio di dialogo, sincero ed ospitale, dal bisogno di approfondire le questioni nella loro complessità, nasce il bisogno di custodire spazi ampi di confronto dialettico, luoghi in cui re-imparare ad argomentare e supportare giudizi e valutazioni sapendo utilizzare al meglio l’apporto che viene dai saperi e dalla ricerca scientifica, orientandosi criticamente nel diluvio informazionale che spesso caratterizza la nostra cultura con- temporanea.

In tale dinamismo di confronto con l’esperienza, i saperi e le informazioni, il credente impara ad abitare con lo stile del discerni- mento cristiano, riconoscendo l’aspirazione al buono, al bello e al giusto che alberga nel cuore delle persone, anche quando ferite esistenziali e incomprensioni affievoliscono tale tensione. Apprendendo così il discerni- mento anche come prassi della comunità, ilcristiano impara sempre più a porsi di fronte ai problemi senza riduzionismi e cercando di entrare empaticamente nelle diverse que- stioni per prendere gradualmente consapevolezza delle proprie responsabilità e dei propri originali passi di azione. Il paradigma tecnocratico dominante ha contribuito ad isolare e neutralizzare molte delle scelte iN campo sociale (ma anche economico e politico) pretendendo di ridurle a meri automa- tismi. Occorre pertanto saldare nuovamente l’ordine dei fini con quello dei mezzi. Si tratta di accogliere l’istanza fortemente avvertita e diffusa di maggiore etica nei comportamenti pubblici e privati, ma inserendola maggior- mente nei dispositivi e meccanismi che or-ganizzano la vita della società e delle istitu- zioni, operando sulle motivazioni intrinseche più che sui sistemi di controllo o punizione.

17. Tale prospettiva si sostanzia anche con un recupero del valore della cittadinanza attiva e dell’amicizia civica e della politica con una visione ampia vissuta in primo luo- go come servizio al bene che riguarda tutta la comunità. Occorre partire dai soggetti più fragili, dai territori più vulnerabili, dalle situazioni marginali che in una logica di inclusio- ne possono diventare risorsa per lo sviluppointegrale di tutti, imparando quella “saggezza nascosta” che solo i poveri sanno insegnare (CV 171). Per questo nella Settimana Sociale di Taranto, intendiamo assumere la prospettiva e la voce delle giovani generazioni, che ora più di ogni altra categoria sociale, attendono ed “esigono” giustamente un cambiamento (LS 13) e che noi vogliamo riconoscere come veri protagonisti nella ri-cerca di soluzioni e nuove vie percorribili.

Essa è guidata, prima che da ragioni tecniche, dalla fiducia nelle persone, nella loro capacità di bene, nella possibilità che gli esseri umani hanno di “scegliere il bene e rigenerarsi” (LS 205). Per questo rivelano la loro importanza le grandi scelte politiche, a livello globale e locale, compiute da istituzioni e organizzazioni, così come i piccoli gesti che diventano segni di bene all’opera (LS 215).

18. Alla luce di tutto questo, per sviluppare il cammino preparatorio verso Taranto 2021 proponiamo di impegnarci e impegnarvi con passione, voglia di apprendere e di incidere

nelle nostre comunità percorrendo CINQUE PISTE DI LAVORO:

la raccolta ragionata e l’acquisizione di contributi rilevanti che provengono dalle ricerche e dagli studi per individuare le prin- cipali questioni e i NODI DA SCIOGLIEREdiventa fondamentale il momento dello stu-

dio e dell’analisi che si arricchisce dei diversi e articolati contributi che provengono tanto dalla ricerca scientifica quanto dai saperi cumulati nelle diverse esperienze di impegno sociale. Sono frutto del confronto e del dialogo franco ed aperto che scaturisce nel servizio al bene comune, grazie ad una diffusa e socializzata azione di condivisione delle prin- cipali questioni e delle sfide più urgenti;

l’ascolto delle persone e la contem- plazione dei volti e delle storie cui daremo spazio per il RACCONTOvogliamo sempre partire dalle persone concrete, dalle storie che narrano sempre drammaticamente non solo le “gioie e le speranze, tristezze ed angosce”, ma rivelano anche le potenzialità e le intuizioni di una resilienza che è radicata nelle domande di bene, di giustizia e di ve-rità che albergano nel cuore delle donne e degli uomini del nostro tempo;

la ricerca e rilettura di BUONE PRA- TICHE già presenti - nei nostri territori ma anche nel mondo - nel campo della sosteni- bilità, dell’economia e della finanza circolari e delle soluzioni creative nella prospettiva

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dell’ecologia integrale: si tratta di costruire non già un semplice repertorio di progetti e percorsi concreti ed efficaci, ma anche di apprendere e riflettere continuamente in modo ragionato da essi, di riconoscere la capacità di valorizzare le risorse per attivar- le secondo una visione e una mobilitazioneconsapevole e paziente;

le NUOVE VISIONI DI FUTURO che vengono concepite soprattutto dai giovani di oggi. Mettere al centro le nuove generazioni vuol dire in primo luogo imparare a fidarsi dello sguardo e della forza creativa dei giovani, della loro capacità di saper immaginare un futuro differente, di mettersi in cammino con un’energia trasformativa che si proietta in avanti, affrontando le sfide come una possibilità di crescita e di sintesi ulterio- re. L’evento Economy of Francesco, in cui il Papa raduna ad Assisi giovani economisti ed imprenditori di tutto il mondo a riflettere su come dare una nuova anima all’economia, sarà un punto di partenza per portare que- ste nuove visioni dentro la Settimana Socia- le e nel c

una sintesi di PROPOSTE concrete da condividere con tutti sia sul piano personale degli stili di vita e della conversione ecologica che su quello delle politiche pubbliche e del dialogo istituzionale: il percorso della Settimana Sociale intende alimentare un rinnovato impegno per il bene comune, alimentato dal contributo di quanti vogliono mettersi in gioco personalmente e orientato ad ampliare lo spazio della partecipazione e dell’azione civica e politica, rigenerando le forme e gli strumenti della democrazia.

Decisivo e sfidante in questo cammino sarà la ricerca dei registri comunicativi più adeguati per agevolare la partecipazione alla costruzione della Settimana Sociale pri- ma, durante e soprattutto dopo le giornate centrali di Taranto.

SI PREVEDONO TRE MOMENTI PRE- PARATORI A LIVELLO NAZIONALE: uno al Nord, uno al Centro e uno al Sud una rete di incontri regionali proposti dalle Commis- sioni ed Uffici regionali per i problemi sociali, la giustizia, la pace e la custodia del creato.

Accanto a questi ci saranno incontri con il mondo accademico, delle imprese, del sin- dacato e particolarmente con i giovani, la- sciandosi provocare dal loro grido per la sal- vezza del nostro pianeta. I mezzi e i relativi linguaggi che si utilizzeranno non potranno non tener conto della innovazione tecno- logica, essenziale per una produzione eco- compatibile, nonché delle nuove mappe e delle nuove tendenze dei consumi mediatici delle persone.

La selezione delle fonti d’informazione e di approfondimento, la lettura critica e la produzione di contenuti e metodologie nuovi per i media tradizionali e le piattaforme e le reti digitali caratterizzeranno la 49Setti- mana sociale.

Nell’era biomediatica i contenuti di quali- tà debbono essere veicolati e distribuiti mediante più canali contemporaneamente: uno sforzo decisivo per la consapevolezza e la formazione delle persone, per la comunicazione dei frutti che matureranno lunghe le cinque piste di lavoro, per generare impatti positivi e di lunga durata.

Il Pianeta che speriamo è una scommes- sa urgente ed entusiasmante. L’ambiente, il lavoro, il futuro del Pianeta sul quale ci è stato donato di vivere potranno conoscere nuove armonie. Partendo dal riconoscere che #tuttoèconnesso. E che ciò comporta nuove responsabilità e nuovi orizzonti perciascuno.

† Mons. Filippo Santoro per il Comitato Scientifico e Organizzatore delle Settimane Sociali dei Cattolici Italiani

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www.settimanesociali.it 

 
ANALISI SU SOCIETA' E FAMIGLIA FUTURA
17/10/2019

Sociologi, demografi, economisti, giornalisti concordano: viviamo in un’epoca metropolitana, che nell’arco di pochi decenni (due, al massimo tre) vedrà il settanta per cento della popolazione mondiale vivere nei grandi centri urbani, i luoghi ideali di aggregazione di quella che il sociologo Richard Florida ha brillantemente definito la «classe creativa », quella che include le persone specializzate nella nuova economia digitale, appassionate di innovazione, ansiose di elaborare tecnologie sempre più avveniristiche e avanzate e sempre meno interessate alle forme tradizionali di aggregazione sociale (la famiglia e le parentele, le chiese, le scuole, i partiti). 

La classe creativa non apprezza gli orizzonti ristretti, i tempi lenti, la vita, ben poco eccitante, delle piccole città. La classe creativa ama ciò che solo le metropoli possono offrire: l’attivazione di sempre nuove conoscenze, l’innovazione culturale, i contesti dello spettacolo e dell’alta ristorazione, l’offerta di servizi sempre più sofisticati, i viaggi in un mondo sempre più globalizzato e rassicurante, in quanto sempre meno diversificato (al di là dell’esotismo di maniera, offerto ogni anno dagli operatori turistici con sempre maggiore sfacciataggine). 

Gli indicatori al riguardo non lasciano dubbi: il benessere economico si concentra irresistibilmente nelle grandi città, dove la vita è, sì, più intensa e stressante, ma è anche ritenuta, per chi vi abita, più gratificante. Già oggi negli Usa la metà del reddito nazionale è prodotto dalle venticinque aree metropolitane più ricche del Paese. Il reddito familiare medio di San Francisco supera di ben sei volte la media nazionale. Non c’è da meravigliarsi se le grandi metropoli continuano a ingigantirsi, ad attirare sempre più residenti, riuscendo oltre tutto, in più di un caso, ovviamente nel Nord del mondo, in forza della loro stessa prosperità a bonificare progressivamente ed efficacemente le periferie, fino a qualche decennio fa considerate luoghi di irrecuperabile degrado. Il futuro delle nostre città dunque appartiene alla 'classe creativa'? È troppo presto per dirlo. 

Infatti, gli analisti più scrupolosi e attenti stanno registrando, da anni, un fenomeno che accomuna tutte, ma proprio tutte le grandi metropoli: il crollo del tasso di fertilità, a stento fronteggiato dalle dinamiche immigrative. Da New York a Parigi, da Londra a Barcellona, dalle capitali sudamericane a quelle asiatiche i dati sono convergenti: le grandi città attraggono i giovani impegnati e benestanti, ma, di fatto, sottraggono loro la voglia di far figli. Il discorso si applica perfettamente anche all’Italia: da Milano a Roma, da Genova a Torino il calo delle nascite è da anni costante e irrefrenabile. I tentativi di fronteggiare Il fenomeno (socialmente, politicamente e fiscalmente preoccupante) sono vari quanto timidi, e fino a oggi non stanno portando da nessuna parte, dato che nessuna iniziativa sociale di aiuto alle famiglie sembra funzionare. 

Appare sempre più evidente che alla radice del problema per gli appartenenti alla classe creativa non ci sono questioni economiche né scarsità di risorse – si tratta di persone che vivono in un compatto benessere –, ma la progressiva perdita di una dimensione antropologica, quella del valore della familiarità generativa. In altre parole, vivere da single o attivare esperienze di coppia, avere figli o non averne, averne uno soltanto o più di uno, hanno acquistato nei grandi contesti metropolitani il rango di scelte radicalmente individuali, socialmente insindacabili e soprattutto prive di ogni rilevanza etica, sia pubblica sia privata. In un orizzonte secolarizzato, come quello oggi dominante, il quadro appena descritto non ha rilievo valoriale: rinunciare al matrimonio e ai figli non è ritenuto né un 'male' né un’anomalia. 

Quale poi possa essere un futuro tutto incentrato sull’ambiente e sulla tutela della biodiversità e nel tempo stesso antropologicamente povero è questione che la classe creativa non vuole e, comunque, non sa porsi. A questo scenario si stanno opponendo alcuni movimenti sociali e soprattutto religiosi, il più delle volte di matrice cristiana. La loro incidenza nel sociale resta elevata quando assumono come punti di riferimento le questioni economiche, sociali, ambientali delle classi meno avvantaggiate e del Terzo mondo, è invece marginale sulle grandi questioni antropologiche. Ma l’avvento, che sembra ormai davvero imminente, di una società largamente 'post-familiare' sta creando problemi ineludibili: le città senza figli si disumanizzano e si trasformano in luoghi di compiuta e gelida funzionalità. Come ridare un minimo di calore a questo mondo postmoderno che abbiamo con tanta tenacia voluto e costruito è un impegno cui non ci possiamo sottrarre, anche se la sfida, oggi appare onestamente titanica.

di G. D'Agostino SU AVVENIRE 16-10-2019

 
LA CULTURA DEL GRATUITO
15/10/2019

LA CULTURA DEL GRATUITO

 

            Abbiamo relegato il tema della gratuità tra le buone azioni, tra quelle dei buonisti o peggio degli sciocchi. L’abbiamo considerata al pari del bigottismo, utile magari solo per il Paradiso, ma non certo per ‘avere successo in questo mondo’.

            Eppure oggi il tema della gratuità, che trova ampio spazio negli insegnamenti di Cristo, sta diventando innovativo e salutare.

            E’ un tema che trova spazio negli indici di misurazione del ‘buon vivere’. La qualità delle relazioni è in testa ai ‘desiderata’ delle persone. Ecco allora che la gratuità, come  affermano filosofi quali Paul Ricoeur a Alain Cailè, è uno dei  criteri principali per misurare se quella relazione è egoistica o veramente altruistica.

            Alcune ricerche mostrano che il detto di Gesù ‘c’è più gioia nel dare che nel ricevere’ (cfr At 20,35) è vero. Dalle statistiche emerge che c’è meno gioia quando si spendono soldi per sé stessi, che per altri. Le ricerche dicono che chi dona è più soddisfatto della propria vita, ha una visione più positiva del futuro e crede maggiormente nell’efficacia trasformativa di gesti anche piccoli.

            Anche a livello economico, se da un lato si inizia a mettere in discussione il concetto di profitto (massimizzato e a tutti i costi) dall’altra si sta scoprendo che inserire aspetti di gratuità (a stemperare la competitività e l’individualismo) favorisce sviluppi, sinergie, collaborazioni, arricchimenti. George Akerlof ha vinto il Nobel per l’Economia spiegandoci come i meccanismi di scambio di doni (gift exchange) all’interno di organizzazioni produttive cementino la squadra e rinforzino le motivazioni intrinseche dei dipendenti. Il Rapporto 2019 sul Dono in Italia segnala, la forte crescita del volontariato aziendale come strumento di rafforzamento della squadra di lavoro, delle motivazioni intrinseche dei dipendenti e del senso della loro presenza all’interno dell’azienda.

            Queste veloci affermazioni necessitano approfondimenti. Per questo invitiamo ad ascoltare la relazione che mons. Italo Castellani offrirà su questi temi, a Modigliana il 18 ottobre alle ore 20,30 presso  ‘Il Centro’ al Duomo. Egli intende rivolgersi al mondo del volontariato (che necessita di un rilancio e di nuovi stimoli e motivazioni) e anche al mondo economico (alle prese con la crisi che non è solo finanziaria, ma anche ecologista e di ricambio generazionale e interculturale).

 

Don Massimo Goni
 
FINE VITA
01/08/2019
PRONUNCIAMENTO COMITATO NAZIONALE DI BIOETICA SU SUICIDIO ASSISTITO ( luglio 2019)
articolo da Avvenire

Aprire o chiudere le porte di fronte alla legalizzazione del suicidio assistito? Il Comitato Nazionale di Bioetica non prende posizione, crede sia opportuno innanzi tutto distinguere e riflettere. E pubblica un documento che intende "svolgere una riflessione sull'aiuto al suicidio a seguito dell'ordinanza n. 207/2018 della Corte costituzionale". Il riferimento è al caso di Marco Cappato e "alla sospetta illegittimità costituzionale dell'art. 580 del codice penale".

Ma i pareri sono tutt’altro che unanimi. Il testo è complesso, com’è inevitabile su una questione in cui si intrecciano questioni etiche e giuridiche. Tanto che il Comitato ritiene necessario spiegare, in una lunga premessa, che “qualunque possa essere la valutazione morale della liceità o illiceità del suicidio assistito, va considerato che discorso morale e discorso giuridico non devono né necessariamente coincidere né essere radicalmente separati”. E che quindi le scelte del legislatore “devono andare a bilanciare i diversi valori in gioco, al fine di poter rappresentare le diverse istanze provenienti dalla società”. 

Né chiusura, né apertura quindi al suicidio assistito. Le posizioni rimangono lontane e, proprio per evitare una spaccatura che sarebbe stata spiacevole su un tema così delicato e controverso, gli esperti hanno preferito dare conto di tutti gli orientamenti emersi, senza arrivare alla resa dei conti. 

Il documento si sviluppa in una lunga spiegazione sulla differenza tra suicidio assistito ed eutanasia, approfondisce quale valore attribuire alla volontà della persona, illustra il rispetto dei valori professionali del medico e degli operatori sanitari, non nasconde il rischio di un “pendio scivoloso” secondo cui, una volta ammesso il suicidio assistito, si aprirebbe la strada verso una cultura della morte senza barriere etiche - secondo il modello olandese – “situazione questa che verrebbe a pesare maggiormente sui soggetti meno abbienti e/o privi di affetti familiari”. 

C’è poi un capitolo sull’importanza delle cure palliative e della terapia del dolore, prima di lasciare spazio alle posizioni etiche e giuridiche, molto differenziate, all’interno del Comitato, di cui diremo tra poco. E si tratta sicuramente della parte di maggior interesse. La conclusione è affidata a sei raccomandazioni , condivise da tutti, che esprimono una posizione di buon senso ma evitano accuratamente di andare al cuore della questione, e cioè: eticamente accettabile o no aprire la strada alla legalizzazione del suicidio assistito? Le “raccomandazioni” si limitano ad auspicare che il dibattito si sviluppi “con la dovuta attenzione e con il necessario approfondimento”. 

Ribadisce l’impegno di “fornire adeguate ai malati inguaribili in condizioni di sofferenza”. Esorta ad assicurare ai malati in queste condizioni un “alto standard di cure e di trattamenti”. Ritiene indispensabile “implementare le informazioni” sul tema a tutti i cittadini in modo da evitare “che le domande di assistenza al suicidio siamo motivate da sofferenze che potrebbero essere trattate con il consenso della persona malata, in maniera efficace”. Sollecitazione importante ma forse un po’ prematura. Forse sarebbe stato opportuno attendere il varo di un’eventuale legge. 

Infine si auspica la promozione della ricerca scientifica biomedica e psicosociale e la formazione degli operatori sanitari. Difficile non essere d’accordo. E infatti il voto favorevole è risultato unanime. Con un solo contrario, Francesco D’Agostino. Al termine compaiono tre postille, pubblicate contestualmente al parere. 

La prima, appunto di D'Agostino, che spiega le ragioni del voto negativo. L’ex presidente del Comitato di bioetica ritiene che sia giunto il momento di passare da una bioetica come “mera e serena prospettazione di tesi contrapposte, e meno che mai volenterosi tentativi di mediazione tra di esse” a una bioetica “prescrittiva”, capace di “decisioni orientate al vissuto delle persone”. Le altre postille sono di Assunta Morresi e Maurizio Mori, che pur avendo approvato il documento, hanno voluto precisare le proprie motivazioni di dissenso su alcuni temi trattati. 

Il cuore del documento, come detto, è rappresentato dalle riflessioni offerte dai vari membri, raggruppate in tre aree. La prima – posizione A – sottolinea come l’eventuale legittimazione del suicidio assistito rappresenti “un vulnus irrimediabile al principio secondo il quale compito primario e inderogabile del medico sia l’assoluto rispetto della vita del paziente”. Inoltre risulta impossibile accertare, oltre ogni ragionevole dubbio, “la pretesa volontà suicidaria del paziente, assunta come volontà pienamente informata, consapevole, non sottoposta a condizionamenti psicologici, familiari, sociali, economici o religiosi”. Il terzo motivo del no riguarda il rischio che un’eventuale apertura al suicidio assistito favorisca “un progressivo superamento dei limiti che si volessero eventualmente indicare, come appare assolutamente evidente in quegli ordinamenti che, avendo legalizzato il suicidio medicalmente assistito, l’hanno di fatto esteso indebitamente ai minori, a soggetti psicologicamente e/o psichiatricamente fragili, agli anziani non autosufficienti”.

Insomma, se lo scivolamento dal “lasciar morire” (no all’accanimento terapeutico) all’”agevolare la morte” (aiuto al suicidio) è inaccettabile, occorre allo stesso tempo raddoppiare gli sforzi per offrire a tutti i malati l’accesso alle cure palliative, alle terapie del dolore e all’assistenza psicologica alla fine della vita. La posizione è stata sostenuta da Amato, D’Agostino, Dallapiccola, Di Segni, Garavaglia, Gensabella, Morresi, Romano, Palazzani, Scaraffia e Sargiacomo.

Altri membri del Cnb hanno invece rappresentato l’opportunità di aprire la strada alla legalizzazione del suicidio assistito (posizione B). Scelta, si argomenta, da accogliere in nome del principio etico di autodeterminazione. “Si reputa che il bilanciamento di valori favorevole all'aiuto al suicidio medicalmente assistito sia eticamente e giuridicamente legittimo perché la persona – hanno spiegato Battaglia, Caltagirone, Caporale, Casonato, d’Avack, De Curtis, Donzelli, Garattini, Mori, Pitch, Savarino, Toraldo di Francia e Zuffa - ha diritto di preservare la propria dignità anche e soprattutto nelle fasi finali della vita”. Tre le condizioni richieste che ricalcano in parte quanto già espresso nell’ordinanza della Corte costituzionale: 1. la presenza di una malattia grave e irreversibile accertata da almeno due medici indipendenti (uno dei quali del SSN); 2. la presenza di uno stato prolungato di sofferenza fisica o psichica di carattere intrattabile o insopportabile per il malato; 3. la presenza di una richiesta esplicita espressa in forma chiara e ripetuta, in un lasso di tempo ragionevole. 

Infine altri due membri del Cnb (Canestrari, Da Re) hanno espresso una terza posizione, contraria all’apertura al suicidio assistito ma convinta che la libertà di autodeterminazione possa manifestata solo “in un contesto concreto in cui i pazienti godano di un'effettiva e adeguata assistenza sanitaria, ove possano accedere a tutte le cure palliative praticabili - compresa la sedazione palliativa profonda - e nel quale siano supportati da una consona terapia medica, psicologica e psichiatrica”. Il potenziamento della terapia del dolore e delle cure palliative “non possono eliminare del tutto le richieste di assistenza medica a morire, ma - concludono i due esperti - potrebbero ridurle in maniera significativa, escludendo quelle dettate da cause legate ad una sofferenza alleviabile”.

 
PAROLE DEL PAPA NEL VIAGGIO DA PANAMA 2019
28/01/2019

Molto preoccupato per la situazione del Venezuela (“Sono terrorizzato dallo spargimento di sangue. Serve una soluzione giusta e pacifica”), ma felice per l'esperienza della Gmg di Panama: “È stato un viaggio forte. Il termometro, la stanchezza... e sono distrutto”. Convinto nel riaffermare che il celibato nella Chiesa latina non si tocca e vicino alla sofferenza delle donne che abortiscono: “Il dramma dell'aborto, per capirlo, bisogna essere in un confessionale”. Molto chiaro su che cosa ci si deve attendere dall'incontro dei presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo in merito al problema degli abusi: “Una presa di coscienza del problema e la definizione del che cosa fare, le procedure, i protocolli”. E altrettanto netto nel ricordare che quello delle migrazioni è “problema complesso” che richiede al tempo stesso capacità di accoglienza, prudenza dei governanti e aiuti economici alle nazioni da cui i migranti partono. E' sicuramente un Francesco in forma, nonostante le fatiche di questi cinque giorni in terra panamense, quello che si presenta ai giornalisti per la consueta conferenza stampa sul volo di ritorno a Roma. Fino all'ultimo il Papa non si è risparmiato, incontrando in nunziatura, poco prima di partire, un gruppo dell'Unicef e ascoltando la testimonianza di due bambine. “Ho sentito cose che toccano il cuore”, sottolinea. E fa riferimento ad esempio a Marta Avila, la sedicenne honduregna che ha cantato per lui una bellissima canzone contro il bullismo.

Non si risparmia il Papa neanche di fronte alle domande dei giornalisti, che toccano diversi argomenti, compresa la necessità dell'educazione sessuale a scuola, da attuare però senza “colonizzazioni ideologiche”. Spiega, rispondendo a un giornalista di Panama, che per lui “la missione del Papa in una Gmg è quella di Pietro. Confermare nella fede”. E che bisogna attuarla “non solo con la testa ma anche con il cuore e con le mani”. E infine, parlando di Panama, dice di essere rimasto colpito dalla nobiltà di questa nazione. “Il loro orgoglio era alzare i bambini al passaggio della papamobile e dire 'questa è la mia vittoria, il mio futuro, il mio orgoglio'. Questo, nell'inverno demografico che stiamo vivendo in Europa, e specialmente in Italia sotto zero, ci deve far pensare. Qual è il mio orgoglio, il turismo, la villa, il cagnolino o alzare un figlio?”.

 
TORNARE POPOLARI: 7 PAROLE PER IL 2019
24/01/2019
https://www.laciviltacattolica.it/articolo/tornare-a-essere-popolari/
 
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